La settimana scorsa ho aperto quella che pensavo fosse la solita newsletter sulle strategie social.
Di quelle che promettono di svelarti la formula segreta per crescere a dismisura.
Ne ricevo tante, lo ammetto.
Mi piace seguire sia creator con cui mi sento in sintonia, sia quelli con cui non mi trovo affatto, per rendermi conto di come si evolva, di continuo, il mondo dei social.
Ma stavolta è successo qualcosa di diverso.
C’è stato un momento preciso, leggendo quella newsletter, in cui ho capito cosa non mi tornava, finora.
L’oggetto dell’email diceva: “Sette tattiche a prova di bomba per dominare la tua nicchia sui social.”
Ero già abbastanza scettica, bastavano quelle due parole, a prova di bomba e dominare, per farmi alzare un sopracciglio.
Ero curiosa di vedere dove sarebbe andata a parare!
Il momento in cui tutto è cambiato
Immagino di guardarti ora mentre leggi questo articolo.
Sei una professionista appassionata di ciò che fai, una persona che lavora con dedizione perché sa di avere qualcosa da offrire: qualcosa che può migliorare, rallegrare o rendere più bella la vita di chi la segue.
Forse sei diventata coach perché vuoi trasformare la vita dei tuoi clienti.
O hai iniziato a offrire consulenze perché hai un’esperienza preziosa da condividere.
O magari sei un’artigiana o un’artista e creare qualcosa di bello con le tue mani ti riempie l’anima.
Eppure, finisci per impiegare più tempo e risorse nel cercare di decifrare l’algoritmo dei social per farti notare online che nel fare, davvero, il lavoro che ami.
Quella newsletter, per me, è diventata il simbolo di tutto ciò che dentro di me sento sbagliato nell’approccio alla comunicazione sui social per persone creative, piccoli business e libere professioniste.
Era pensata per una comunicazione massiccia, il linguaggio generico, il tono aggressivo, la promessa di risultati veloci, forse può avere appiglio su chi vende prodotti digitali in serie o funzionare per aziende medio-grandi con team dedicati, in cui la comunicazione è un compito e non al cuore del racconto, ma non per chi mette sé stessa nel proprio lavoro.
Lì non c’era l’ombra di quella scintilla, il sogno, la missione, la persona dietro il progetto.
Mentre scorrevo quella checklist di “tattiche infallibili”, mi sono resa conto che la maggior parte dei consigli che circolano sulle strategie per Instagram non sono pensati per chi crea, insegna o ispira partendo da sé.
Non sono pensati per noi.
Perché la maggior parte dei consigli non funziona per i professionisti creativi
Mi è arrivata come un’epifania:
la maggior parte delle strategie social non è davvero pensata per chi crea con le proprie mani, per chi lavora in piccolo ma con un grande sogno e una missione.
Raccontare con efficacia il proprio progetto non ha come obiettivo quello di raggiungere tutti.
(Anzi, più cerchi di piacere a tutti, più il tuo messaggio si diluisce, fino a non arrivare a nessuno.)
Quello che conta è raggiungere le persone giuste: quelle che riconoscono il valore di ciò che offri, che capiscono la tua prospettiva, e che sono pronte a credere e investire nel tuo modo unico di fare le cose.
Se sei una coach che aiuta imprenditrici stressate a creare sistemi di business più sostenibili, non ti servono decine di migliaia di follower.
Bastano alcune persone giuste: quelle che si sentono davvero stanche di rincorrere tutto e cercano un modo diverso di lavorare e si riconoscono nel tuo.
Se sei una fotografa che racconta la vita in famiglia in modo autentico, non hai bisogno di diventare virale.
Hai bisogno di incontrare famiglie che condividono il tuo sguardo, che danno valore alla spontaneità e naturalezza più che alla posa studiata.
L’illusione dei numeri che contano (ma non contano davvero)
In quella newsletter si parlava quasi solo di numeri: like, follower, condivisioni, copertura.
Quelle che chiamiamo vanity metrics, e il nome dice già tutto.
Sono dati che sembrano importanti perché si misurano facilmente e danno un riferimento immediato. Ti fanno sentire per un attimo a posto con la coscienza quando salgono, e un po’ in colpa quando si fermano.
Ma quei numeri, da soli non aiutano a capire l’efficacia delle tue attività.
La ricerca di like e follower spinge a pubblicare per piacere a tutti, senza considerare che nelle diverse fasi, crescita, connessione, conversione, le metriche da osservare cambiano: commenti, richieste in DM, vendite.
Un post dal titolo “10 consigli per arredare la tua casa” può interessare a parecchie persone, ma “10 consigli per arredare la tua casa, in autunno, con un budget piccolissimo” va a selezionare un pubblico si, più ristretto ma già pre-qualificato al download di una risorsa o all’acquisto di un prodotto.
Quale dei due pubblicare?
Il primo fa numeri, funziona per la fase di crescita.
Il secondo costruisce fiducia e apre conversazioni con chi già ti conosce.
Ed è qui il punto:
ogni post dovrebbe nascere con uno scopo: creare dialogo, ispirare, informare, portare consapevolezza o incoraggiare all’azione.
Semplificando: crescere, connettere, convertire.
Un post che apre conversazioni di rado porta follower.
Un post che porta follower può non generare conversazioni.
E va bene così, perché rispondono a obiettivi diversi.
Misurare solo like o nuovi follower, senza considerare a cosa serviva quel post, è come giudicare un libro solo dal numero di copie vendute, senza chiedersi se chi lo ha letto ne è rimasto toccato.
Che fatica inseguire gli algoritmi
Ogni piattaforma cambia e aggiorna i propri algoritmi più volte l’anno, e se basiamo la nostra comunicazione sulla ricerca di volumi virali finiremo per rincorrere l’ennesimo aggiornamento, invece di dedicarci davvero al nostro lavoro.
Passeremo ore a studiare quando pubblicare, quali hashtag usare, quante parole inserire nelle caption, quanto far durare i video.
Faremo nostra quella sensazione di essere sempre un passo indietro e continueremo a cercare quella ricetta definitiva che, in realtà, non esiste.
Perché se ci fosse una formula magica per crescere e vendere sui social, la userebbero tutti.
Bisogna fare invece un lavoro diverso, più scomodo, lento e anche faticoso: di ricerca del proprio messaggio, della propria voce, dei propri valori e di come raccontarsi in modo diretto e autentico.
È un lavoro faticoso, ma che una volta fatto dura nel tempo, al di là di ogni algoritmo.
Gli algoritmi non lavorano per te.
Sono progettati per servire il modello di business delle piattaforme, non il tuo.
I social guadagnano dall’attenzione: vogliono che le persone restino lì il più a lungo possibile, che scrollino, clicchino, interagiscano.
A volte i loro obiettivi coincidono con i nostri, visibilità, coinvolgimento, presenza, ma spesso no.
Ad esempio, quando vogliamo portare le persone sul nostro sito, su un altro canale o alla newsletter.
Quando viviamo inseguendo il favore dell’algoritmo, lasciamo che siano le piattaforme a decidere la nostra strategia.
A cosa ci servono i social
Iniziamo a guardare i social con occhi diversi.
Non come un posto dove “vincere” con i numeri, ma come uno spazio per dimostrare il proprio valore, costruire fiducia e mantenere connessioni vere con la propria community.
Se ci pensi, i clienti non arrivano quasi mai da un post virale.
Arrivano da chi ti ha osservato nel tempo, da chi ha sentito che quello che dici è vero, da chi si è riconosciuto nel tuo modo di lavorare.
Spesso arrivano da una conversazione, un passaparola, una relazione che cresce nel corso di mesi o anni.
La presenza online dovrebbe assomigliare al modo in cui lavori ogni giorno:
intenzionale, autentica, focalizzata e coerente con i tuoi valori.
Un modo sostenibile di stare sui social
Le strategie che promettono risultati esplosivi hanno tutte lo stesso problema: non durano e non convertono, sono legate a trend del momento e non arrivano in profondità a generare fiducia.
I social dovrebbero assomigliare più a una conversazione continua con colleghi, clienti e potenziali collaboratori.
Comunicare in modo sostenibile significa condividere riflessioni che nascono dal lavoro di ogni giorno, celebrare i risultati dei clienti, raccontare ciò che solo la tua esperienza può insegnare.
Richiede intenzione e se questo inciderà sulla frequenza e sul numero di piattaforme su cui sei presente, va bene.
Significa anche accettare che non tutti i post avranno lo stesso impatto e ricordare che quando ti racconti lo fai con un solo dei tre obiettivi: farti conoscere, oppure approfondire connessioni, oppure vendere.
Ritrovare la propria voce autentica
La parte più dannosa “dell’approccio virale”: spinge chi crea a modellare la propria voce in funzione dell’algoritmo.
Mentre è la voce che usi quando parli con un cliente, quando spieghi con passione ciò che fai la tua risorsa più potente.
Dentro quella voce c’è tutto: l’esperienza, la prospettiva, il metodo, la passione.
È ciò che ti distingue davvero e non può essere replicata da nessuno.
E quando la lasci esprimere, diventa un faro per chi condivide i tuoi stessi valori e riconosce nel tuo modo di comunicare qualcosa di familiare.
Ogni volta che provi a modificare la tua voce per farla entrare in formule preconfezionate, rinunci a ciò che ti rende unica e memorabile.
Finendo per assomigliare a chiunque stia seguendo lo stesso schema.
Le tue intuizioni più preziose si diluiscono in un messaggio generico, che potrebbe appartenere a chiunque nella tua nicchia.
Le professioniste che lavorano tanto sui social non sono quelle con più visualizzazioni, ma quelle che restano sé stesse, e incontrano le proprie persone ideali.
Costruire la propria filosofia dei social
Dopo anni di esperienza con diverse nicchie, professioniste e centinaia di post pubblicati una cosa mi è chiara riguardo aprire un profilo o una pagina: chi lo fa ha bisogno di una propria filosofia dei social.
Un modo di stare online che rifletta il proprio business, il proprio ritmo e il tipo di relazione che vuole costruire.
Ecco un esercizio per te: sono domande fondamentali per trovare la tua filosofia dei social
- Che ruolo voglio dare ai social nel mio lavoro?
- Come possono amplificare ciò che faccio?
- Che tipo di conversazioni voglio avere con la mia community?
- Come voglio far sentire le persone dopo che hanno letto o visto i miei contenuti?
La tua filosofia diventa la bussola che guida ogni decisione:
- cosa pubblicare, dove essere presente, quanto tempo e quanta energia dedicare ai social.
- Ti protegge dal bisogno di inseguire l’ultima tendenza e dal senso di colpa per non “fare abbastanza”.
- Quando hai una visione chiara, puoi valutare le opportunità e le strategie in base ai tuoi veri obiettivi, senza farti influenzare dai numeri o da ciò che funziona per gli altri.
La differenza tra tattica e strategia
Le tattiche promettono risultati immediati, non sempre mantengono la promessa e spesso generano solo frustrazione.
Le relazioni richiedono pazienza, ma costruiscono basi solide che sostengono un’attività per anni.
Chi lavora in modo creativo alla propria comunicazione ha un vantaggio che nessun team marketing può replicare: la propria esperienza, una passione sincera, connessione reale con le persone che serve.
La tua creatività, la tua esperienza, la tua voce autentica sono ciò che le tue persone stanno cercando.
Quella newsletter mi ha ricordato qualcosa che, in fondo, sapevo già:
le relazioni migliori quelle che generano fiducia, clienti, opportunità, nascono sempre da connessione vera, rispetto reciproco e valori condivisi.
I social, nel loro lato migliore, non fanno altro che offrirci nuovi modi per coltivare queste relazioni.
Se sei arrivata fin qui ti lascio ancora un esercizio:
- come cambierebbe la tua presenza online se ti concentrassi solo sulle persone con cui vuoi davvero lavorare?
- Quali conversazioni inizieresti?
- Quali parti del tuo lavoro metteresti in luce?
- Le risposte a queste domande valgono molto più di qualsiasi checklist di tattiche.
E a differenza dei trend che cambiano a ogni aggiornamento, un approccio fondato sul valore autentico e sulle relazioni reali diventa sempre più forte, col tempo.
